Storia

Il metodo si sviluppa

Lasciato l’insegnamento, nel 1982 Francesco Di Noja decide di dare inizio al suo progetto in via sperimentale: offrire la possibilità di diventare lettori a un più ampio numero di ragazzi. Mettere cioè a disposizione di quanti lo desiderino il proprio metodo “fabbrica-lettori”, per poterne verificare la validità e le possibili implicazioni positive in un contesto non scolastico.
Possiede già una ricca biblioteca di narrativa per ragazzi (classici e non), creata acquistando anno dopo anno testi per i suoi alunni, e la arricchisce ulteriormente con titoli nuovi e con nuove edizioni.
L’obiettivo iniziale è quello di far appassionare alla lettura libera anche bambini e ragazzi che non sono suoi alunni: è necessaria la convalida della reale efficacia di tale approccio, che si propone di trasformare l’indifferenza o addirittura il rifiuto in attrazione per i libri. Obiettivi secondari, conseguenti all’attivazione del piacere e dell’abitudine di leggere, ma tutti da verificare, sono il miglioramento delle capacità di comprensione e una maggiore facilità ad apprendere, con innalzamento del rendimento scolastico.

Il maestro si avvale progressivamente della collaborazione della moglie Roberta Piccoli, anch’essa insegnante elementare di ruolo, con specializzazione per l’insegnamento di bambini con handicap psico-fisici e insegnante di sostegno per scelta. A lei piace sperimentare modalità alternative e giocose per agevolare l’apprendimento ed è da sempre grande lettrice ed esperta di letteratura giovanile.
La sperimentazione si protrae per 7 anni, nel corso dei quali attrae per semplice passaparola un numero sempre crescente di genitori, desiderosi di offrire ai loro figli un’esperienza piacevolmente formativa, e coinvolge così un centinaio di ragazzi, con risultati sempre positivi.

Cominciano a presentarsi anche alcuni bambini che non amano leggere perché non sono in grado di farlo. Per loro sarà necessario ideare percorsi alternativi: è ovvio infatti che non si può pretendere di far superare una difficoltà con l’accanimento dell’esercitazione, è come pretendere di far camminare spedito chi zoppica senza prima scoprirne (e possibilmente eliminarne) la causa.
Per verificare se esistono i prerequisiti minimi per accedere ai corsi di lettura, i coniugi Di Noja costruiscono una batteria di test che sottopongono all’esame di uno psicolinguista, Pierluigi Facchin, e di un’esperta di metacognizione, la pedagogista Piera Cattaneo, che ne confermano la validità.

Nel maggio 1987 l’attività suscita l’interesse di Elena Cardinali, una collaboratrice de “L’Arena”, il giornale di Verona, e l’intervista a Francesco Di Noja mette in risalto i punti fondamentali del Metodo, basato sull’intuizione che la passione per la lettura è innata in ogni bambino, basta trovare il modo per farla affiorare. E il modo c’è, e si può riassumere in tre parole: libertà, stimoli, rinforzi. Libertà di scegliere, di “assaggiare” e anche di lasciare un libro, di rileggerlo se è piaciuto molto. Stimoli per favorire l’attenzione, la comprensione, l’arricchimento lessicale. Rinforzi positivi (riconoscimenti, applausi, congratulazioni) per creare la motivazione a passare sempre più tempo con i libri, sottraendolo a tivù e videogames, fino a far desiderare di affrontare libri più “grossi” o impegnativi. Il tutto sorretto da un clima gioioso e giocoso, con attività ideate dal maestro stesso: tombole dei sinonimi e gare di vocabolario.

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